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Energia, è record di consumi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Emanuele Dessì - L'Unione Sarda   
Giovedì 28 Gennaio 2010 11:49
È sardo il record nazionale di consumi energetici. Ma anche il primato nelle emissioni di anidride carbonica. L'analisi degli esperti.
Aspettando il metano (2014?), i sardi consumano ogni anno, in casa, 200 kilowattora in più rispetto alla media italiana e, senza volerlo, contribuiscono più dei connazionali a scavare nell'ozono. Emerge dallo studio “Il quadro economico ed energetico della Sardegna”, curato da Edgardo Curcio, presidente dell'Aiee, l'Associazione italiana economisti dell'Energia. Il kilowattora è l'unità di misura dell'energia consumata in casa, indicata in bolletta. Il costo del kW/h è più basso se si consuma gas naturale, ma la Sardegna è l'unica regione d'Italia a non avere metano.

LO STUIDIO
Analizzando i dati del 2008, Edgardo Curcio sottolinea che «i consumi pro capite di energia elettrica, in Sardegna, sono stati i più alti tra le regioni: 7.154 kW/h per abitante contro una media nazionale di 5.332». Un dato complessivo, che tiene conto anche dall'energia utilizzata dalle attività produttive, soprattutto l'industria, che in Sardegna assorbe il 60%, contro il 47% della media italiana. Nell'Isola, fa notare Curcio, il settore domestico pesa per il 19%, contro il 21% nazionale, eppure nelle case dei sardi si consumano molti più kW/h: 1.349 per abitante contro 1.143. «La causa principale», spiega Curcio, «è nel maggior uso degli scaldabagni e delle stufe elettriche».

LE FONTI
In Sardegna, le fonti principali per la produzione di energia sono i combustibili solidi (19%) e i prodotti petroliferi (77%). Briciole da rinnovabili (3%) e combustibili gassosi (1%). Diverso il mix nazionale: 43% di prodotti petroliferi, 36% gas naturale, 9% combustibili solidi. Non sorprende, allora, «anche per la struttura energetica sarda, fortemente energivora, soprattutto per quanto riguarda la domanda del settore industriale», aggiunge il presidente dell'Aiee, se ogni sardo, in media, produce 10 chili di CO2, il 33% in più (dati Enea del 2005) rispetto ai 7,5 chili della media nazionale annua.

L'INDUSTRIA
I grandi poli industriali, nell'Isola, sono a Porto Torres, Portovesme, Sarroch, Ottana. La Sardegna esporta energia, quindi ne produce più del fabbisogno. E già questo appesantisce la media pro capite dei sardi nella produzione di anidride carbonica (la CO2) che, spiega Stefano Filucchi, direttore delle relazioni esterne di Saras, «non ha conseguenze dirette sulla qualità dell'aria circostante a dove si produce, ma è correlata a fenomeni globali, come l'effetto serra». C'è l'impegno a ridurre le emissioni. «Nel 2008 gli investimenti di Saras per l'ambiente», evidenzia Filucchi, «sono stati pari a 64 milioni di euro, oltre il 35% di quanto speso nella divisione raffineria. Già nel 2009 abbiamo registrato una marcata riduzione delle emissioni di anidride solforosa e un'apprezzabile riduzione di CO2». Il manager di Saras aggiunge che «l'investimento per migliorare l'efficienza energetica a parità di lavorazione, a regime, permetterà una diminuzione di oltre 100 mila tonnellate di CO2 all'anno».

IL METANO
Lo studio dell'Aiee evidenzia che, con l'arrivo del metano, «i vantaggi economici in Sardegna si possono valutare in 500 milioni di euro l'anno, spalmati nei vari settori, dall'industria alle famiglie». Con una ricaduta altrettanto preziosa «in termini di abbattimento dell'anidride carbonica».

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