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In Sardegna risiedono 1 milione 668 mila 128 persone che consumano 11.795,9 Gigawatt orari. Un Giga corrisponde un miliardo di watt, regionalmente ne produciamo 14.794,8 ogni ora: il 91,9 percento per combustione, nelle centrali termoelettriche tradizionali. Incrociando i dati, scopriamo che, il consumo di energia pro capite di ogni sardo residente, é 7,7 MWh. Un megawatt corrisponde un milione di watt. Un paragone ci aiuta a comprendere: la centrale a biodisel di Ottana, con i suoi 34 MWh, soddisfa la richiesta pro capite di 4 sardi e mezzo.
La differenza fra produzione lorda di energia e il suo consumo, è pari a 2998,9 GWh, ma la Sardegna del senso comune non esporta un watt, anzi, dichiara superi per 669,8 GWh. Qualcuno aggrotta le sopraciglia, altri si grattano il capo. Com’é possibile che la Sardegna importi energia? Le centrali idroelettriche e termoelettriche sarde, usano 1101,7 GWh. (0,075 percento della produzione lorda). Il fotovoltaico, produce 1,5 GWh, le pale eoliche 590,2 GWh. Avendo quote di autoconsumo nulle, complessivamente le due tecnologie producono il 4 percento della produzione netta. Geotermico assente. Mancano all’appello 1897,2 GWh più i superi importati: 2567 GWh totali che vengono assorbiti dalla rete. Chi li impiega?
L’agricoltura consuma solo il 2 percento della produzione netta, mentre l’industria isolana ne fagocita il 60 percento. Consumi domestici e terziario, ne consumano ciascuno il 19 percento, ma quest’ultimo, non comprende nel conteggio i consumi elettrici delle Ferrovie della Sardegna. Le perdite energetiche della rete elettrica, valgono da sole 801,1 GWh, ovvero ben il 6 percento della produzione netta di energia totale.(*) Consegue che 1096,12 GWh, sono presumibilmente consumati dalle FS e dalle servitù militari dell’isola. Un conteggio più accurato, potrebbe sfatare il senso comune e le credenze popolari, formatesi sull’isola per esperienza diretta della bolletta dell’ENEL. “La bolletta è alta, più alta che altrove”. Lo lamentano in tanti, prime fra tutti le famiglie sarde residenti.
La Lombardia, affidò ad un gestore unico la sua rete elettrica e del gas. L’AEM é un gestore efficiente, che applica una politica di discriminazione del prezzo, per lenire gli indubbi svantaggi dell’andirivieni migratorio regionale lombardo: studenti, immigrati, lavoratori, turisti, precari. Le perdite di una rete elettrica efficiente e controllata, sono riferibili all’estensione e capillarità dell’offerta di forniture. Più clienti significano più contratti accesi, più rame impiegato, quindi una probabilità maggiore che si perda energia in rete. In Cremona, i non residenti titolari di un contratto di fornitura elettrica, pagano sempre una bolletta più salata dei residenti lombardi.(**) Sondrio, ha i medesimi problemi urbanistici di Loiri: molte seconde abitazioni per altrettanti contratti di fornitura elettrica. In Sardegna abbiamo l’Autorità per l’Energia e il Gas e relative tariffe elettriche non discriminate.(***)
L’estensione e capillarità della rete elettrica sarda, dipende dalla dispersione urbanistica; un fenomeno storicamente favorito dall’edificazione sparsa di siti residenziali costieri di seconde abitazioni. Forse sarebbe utile anche qui come altrove, ridisegnare le tariffe di fornitura elettrica del gestore pubblico, usando criteri di equità sociale ed efficienza organizzativa, perché se quattro mori e mezzo per Ottana sono pochi, 7,7 MWh orari a testa per ogni residente sardo potrebbero esserlo meno.
Andrea CABRAS – Economista.
Sitografia:
(*): www.confindustria.it/Aree/documentiENR.nsf/.../$File/sardegna07.pdf
(**): http://www.aemcremona.it/index.aspx?m=53&did=336.
(***) http://www.autorita.energia.it/it/dati/condec0903.htm
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