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Vendola ti voglio bene...
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Rubriche -
Pensiero libero
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Scritto da Michele Piras – Sinistra, Ecologia e Libertà
Giovedì 28 Gennaio 2010 11:57
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La straordinaria affermazione di Nichi Vendola alle elezioni primarie pugliesi è una lectio magistralis per tutti noi - noi di sinistra e non solo - ormai da troppo tempo sprofondati in una sorta di psicopatologia da sconfitta che continua, a ormai due anni di distanza dalla notte buia delle politiche 2008, a farci inanellare una serie clamorosa di errori. Si. La vittoria di Vendola in Puglia, solo con(tro) tutti, prima che essere la sconfitta dell’uomo di Gallipoli, è una bella, sonora, vittoria della sinistra, che allude a una questione ben più ampia di un semplice fatto locale.
E’ di più. Il caso Vendola, l’anomalia della rivoluzione gentile come si è detto, parla - molto più in generale - alla politica ed al centrosinistra. La narrazione personale che diviene elemento politico espansivo, la straordinaria capacità di parlare oltre gli steccati delle organizzazioni politiche, a un intero popolo, oltre le formule trite e ritrite del politicismo e dell’alleantismo senza idee né progettualità.
E’ la necessità dell’innovazione nel linguaggio e nella pratica attraverso il quale - chi si colloca nel campo democratico e progressista - interagisce con le persone, riportando quella dimensione su un piano nuovo (o se vogliamo antico): quello della relazione con soggetti in carne ed ossa, con il loro vissuto e le loro sofferenze, con il loro quotidiano bisogno di speranza. Anche ai tempi della più forte crisi che l’economia in tempo di pace ricordi dal ’29 ad oggi.
Ecco, si potrebbe dire, che di prospettiva e di progettualità politica, a far data dalle prime ore della mattina di lunedì 25 gennaio 2010, ne esiste un’altra. A sinistra. Con le proprie ragioni ideali e la propria forza numerica.
E i numeri, quelli che solitamente ti vengono sbattuti sulla faccia delle tue più ragionevoli argomentazioni politiche, quelli che segnano il passaggio fra il sogno e la cosiddetta realpolitik, adesso ci sono. Pure quelli. Per l’intanto in Puglia.
Le primarie 2010 hanno visto l’affluenza ai seggi di quasi 200 mila persone, quasi tre volte quelle che elessero Vendola di misura cinque anni prima. E già sarebbe un fatto in sé. Nichi ha raccolto il 73% delle preferenze rispetto a Boccia, candidato del Pd, dell’Udc, parlamentare, giovane rappresentante delle alleanze più ampie. Ma di più ampio rispetto alle alleanze stavolta ci sono stati 140 mila voti, a testimoniare l’affetto, la stima, la fiducia, ma anche che, in questi 5 anni trascorsi dalle precedenti elezioni primarie, il presidente Vendola ha vinto la sfida del governo, riuscendo laddove più di un moderno e moderato governatore del centrosinistra ha miseramente fallito.
Allora forse non è proprio vero che bisogna inseguire il centro per vincere. Forse valgono di più i fatti. Quelli di una Regione uscita dal degrado e dal sottosviluppo, nella quale i beni comuni e i diritti fanno parte della sfera politica altrettanto quanto le segreterie dei partiti dell’era bipolare.
Vincere, nel nome di quelli che solitamente perdono. Forse questa è proprio la ricetta della nuova sinistra. E forse anche la ricetta per un nuovo centrosinistra. Con o senza Casini il ragionamento non cambia. O una progettualità per l’alternativa è capace di ricostruire – nel lavoro politico, nella grammatica, nell’attività di governo – una riconnessione sentimentale con il proprio popolo di riferimento oppure la politica delle alleanze diviene, da elemento essenziale per qualsiasi organizzazione politica, lo strumento dell’esercizio del potere per il potere.
Ed a ben vedere è questa la sconfitta di D’Alema, della segreteria di Pierluigi Bersani, di una politica tutta rinchiusa nel palazzo e nell’intrigo. L’incapacità di comprendere per tempo il messaggio che proveniva dalla Puglia del governatore-poeta.
Ed a ben vedere è nella medesima ragione che affonda le radici la sconfitta di tutte le ipotesi di governo di centrosinistra nel corso di questa repellente seconda Repubblica.
Ed a ben vedere è nella mancata comprensione del crescente distacco della politica democratica e progressista dal Paese reale che risiedono le ragioni dello sfondamento di Berlusconi e della Destra sul terreno dell’egemonia culturale, altrettanto quanto l’espulsione vox populi delle sinistre dal Parlamento nazionale.
C’è un’altra politica. Il messaggio – forte e chiaro - è proprio questo. Ed è quella che siamo chiamati a costruire – in realtà - fuori dallo schema bipolare e dalla pretesa bipartitica. Quello che hanno il dovere di costruire le cosiddette nuove generazioni. Come atto costituente di un futuro che può essere già presente. La riappropriazione in prima persona della politica nella sua accezione più alta.
Perché al Paese serve un Partito Democratico forte e una Sinistra nuova, forte ed autonoma. Serve un nuovo grande compromesso storico, di progresso sociale e civile, per un’ipotesi di uscita duratura dalla crisi che non sia quella del ripiegamento neoautoritario. Che non sia quella dell’odio per il diverso. Che non sia quella del massacro sociale. Che non sia quella dello spettacolo indegno e artefatto dei nani e delle ballerine.
Perciò vogliamo bene a Nichi Vendola, come Benigni ne voleva a Berlinguer. Perché la sinistra e il centrosinistra, prima che di leader carismatici, hanno bisogno di persone oneste, coerenti e che sappiano anche comunicare emozione, umanità, speranza. E prima anche di tanti vecchi parrucconi, così assuefatti dalle sconfitte da averne periodicamente bisogno di una dose in endovena, da non essere più in grado di vincere.
Chissà se anche stavolta riproporranno le loro infallibili ricette politiche. Infallibili e sempre fallite.
All in, presidente Vendola.
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Suggestioni
"La corruzzione è un fenomeno molto diffuso.Nelle statistiche
internazionali l'Italia resta agli ultimi posti, insieme ai paesi africani.
Il fenomeno è molto preoccuapnte perchè disincentiva gli investimenti
stranieri".
Tullio Lazzaro, Presidente della Corte dei Conti
ADERISCI ALL'APPELLO
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